Il manifatturiero sarà sempre più “smart”

2018-02-09 - Conversazione con Alessandro Pueroni, responsabile della divisione Robotics and Motion di ABB in Italia, tratta da mondoABB 38|17
A cura di: Servizi Editoriali, ABB Italia

La trasformazione digitale dell’industria non è una “visione”, è una realtà concreta già sotto i nostri occhi. Dobbiamo imparare a coglierne tutti i grandi benefici.

Alessandro Pueroni
Definire la digitalizzazione dei sistemi produttivi, lo Smart Manifacturing, come la IV rivoluzione industriale è sicuramente corretto. Dopo l’introduzione della macchina a vapore nel 1780, delle linee di assemblaggio e la produzione di massa nel 1870 e dell’automazione e dell’informatica nel 1970, oggi siamo di fronte a una nuova grande trasformazione in ambito produttivo. Anzi, siamo già nel pieno di questa fase ricca di sfide e opportunità.

Come responsabile della divisione Robotics and Motion di ABB in Italia, Alessandro Pueroni è in una posizione privilegiata per comprendere il cambiamento in atto, di cui è anche un protagonista. Cominciamo quindi questa intervista con una domanda fondamentale: qual è il ruolo della digitalizzazione per l’evoluzione delle imprese manifatturiere?

In concreto, stiamo parlando di una “contaminazione” del mondo produttivo da parte dell’Information Technology che ha lo scopo di aumentare la produttività e la competitività dell’industria manifatturiera interconnetendone le risorse (persone, macchine e dati). La sfida si gioca su tre campi. Uno è quello della digitalizzazione dei processi produttivi, e quindi tutto ciò che riguarda il cosiddetto smart manufacturing, il secondo è la digitalizzazione dei prodotti e il terzo è l’abilitazione delle persone. La digitalizzazione è l’insieme di queste tre dimensioni, e per quanto molti ancora la definiscano una visione, in realtà è già una presenza concreta. Vale la pena di fare qualche esempio, a partire dai processi. Come ABB abbiamo di recente collaborato con Camozzi Group, leader italiano nella produzione di componenti per l’automazione industriale: con loro abbiamo realizzato, in una logica appunto di smart manufacturing, le prime celle robotizzate Industry 4.0. L’operatore assembla servovalvole collaborando direttamente senza barriere con il nostro robot YuMi, in un contesto digitalizzato che rende disponibili all’azienda tutti i dati in tempo reale, garantendo ai “decision maker” i migliori set di KPI e informazioni per ottimizzare il processo in termini di produttività, qualità, riduzione dei consumi, prevenzione dei guasti eccetera. Per quanto riguarda invece i prodotti, mi piace citare una recente visita a un costruttore di impianti per il Food&Beverage, che mi ha molto colpito. Questa azienda realizza AGV - sistemi di movimentazione automatica - che vanno ben oltre la logistica all’interno di magazzini a cui sono asserviti.

L’applicazione di YuMi nello stabilimento Camozzi di Polpenazze del Garda

Ad oggi, questi AGV sono in grado di realizzzare, in autonomia, durante la notte prelievi e pesature random di prosciutti nei magazzini di stagionatura. L’analisi di questi dati e dei loro trend, consente di analizzare la perdita del peso del prodotto finito e permette al sistema di supervisione in cui si integrano di controllare automaticamente le condizioni ambientali per garantire il miglior processo di stagionatura stesso. Questi AGV grazie all’intelligenza e capacità di comunicazione di cui sono dotati, rappresentano un chiaro esempio di interconnessione tra macchine, prodotti, dati al fine di aumentare produttività e qualità dei processi a cui sono asserviti.
La terza dimensione copre invece l’abilitazione digitale delle persone, è un ambito ampio ed affascinante. Per coglierne la rilevanza è sufficiente pensare alle potenzialità che, per esempio, la realtà aumentata può introdurre nei processi. Oggi, tramite visori dedicati, è già possibile arricchire la visione di chi lavora su una linea per operare ed eseguire piani di manutenzione, con informazioni digitali che consentono di ampliare sicurezza, qualità e affidabilità delle operazioni.

Come si muove ABB in questo scenario?

Siamo anche noi un’azienda manifatturiera e valgono anche per noi le stesse regole. Abbiamo lanciato ABB Ability, la piattaforma che comprende le oltre 180 soluzioni digitali che offriamo al mercato. Soluzioni che abbiamo in larga misura già sperimentato al nostro interno, sui nostri sistemi produttivi, e la cui efficacia è provata.
Il software di simulazione RobotStudio
Posso citare il nostro stabilimento ABB di Dalmine, uno dei più avanzati nel nostro paese per lo smart manufacturing nonché Lighthouse ufficiale all’interno del Piano Nazionale per l’Industria 4.0. Fra i prodotti e sistemi siamo impegnati dalla robotica ai sistemi MES, offriamo Smart Sensor per i motori elettrici, sul quale dirò ancora qualcosa poco oltre, sistemi di supervisione e monitoraggio per nostri robot, drive, interruttori e molto altro ancora. Con la funzione di virtual commissioning inclusa nel software di simulazione RobotStudio abilitiamo i nostri tecnici e i nostri clienti a visite virtuali in 3D nelle soluzioni robotizzate che proponiamo, garantendo la miglior comprensione della logica di impianto e la riduzione dei tempi di avviamento. ABB è protagonista della rivoluzione digitale in atto, nell’industria e non solo.

Come giudica l’opportunità rappresentata dal Piano Nazionale Industria 4.0 per la grande ma anche per la piccola-media impresa italiana?

L’industria manifatturiera italiana è al nono posto a livello mondiale per incidenza sul PIL e al secondo a livello europeo. Considerando anche i servizi riconducibili al manifatturiero, il nostro PIL può essere visto in questi termini per il 50 per cento circa. Se però guardiamo da vicino, dobbiamo dire che la struttura manifatturiera italiana nell’ultimo decennio non ha praticamente aumentato la propria competitività, come invece hanno fatto altri player. Questo è dovuto soprattutto agli scarsi investimenti: oggi il 27 per cento dei nostri macchinari ha più di vent’anni e il 79 per cento degli impianti non ha integrazione ICT. Anche gli investimenti in R&D sono stati ridotti e l’Italia è al 51° posto al mondo per livello di velocità dell’infrastruttura Internet. Tenendo conto di tutto ciò, possiamo capire qual è l’importanza di Industria 4.0. Alla grande azienda, così come a quella medio-piccola, il Piano offre la possibilità di inserire tecnologie abilitanti innovative nelle strutture produttive.
I motori con ABB Ability Smart Sensor
Va poi sottolineato che la digitalizzazione non comporta necessariamente sconvolgimenti per i sistemi produttivi. Ancora un esempio. In Italia abbiamo oltre 14 milioni di motori installati, che rappresentano circa il 70 per cento del consumo elettrico industriale. ABB ha introdotto una tecnologia che permette di “catapultare” tutti questi motori direttamente nel mondo Industry 4.0: è l’ABB Ability Smart Sensor cui accennavo, applicabile esternamente al motore, che lo trasforma da semplice muscolo della fabbrica in un apparato in grado di scambiare in tempo reale informazioni relative ai suoi consumi, alle sue performance e alle necessità di manutenzione. Il sensore si può installare su motori nuovi o già in funzione: oggi siamo partiti dai motori ABB ma presto la nostra tecnologia sarà disponibile anche per motori di terze parti e permetterà quindi, indipendentemente da chi è il costruttore, di avere lo stesso livello di servizio digitale su tutta la base installata.
Questo dei motori è un primo passo, semplice da realizzare. Dopo di che, indipendentemente dalle dimensioni aziendali, si può andare oltre, introducendo robotica in una logica di smart manufacturing oppure sistemi di monitoraggio e supervisione dei consumi energetici, solo per citare pochi esempi. Le modalità di accesso alle agevolazioni del Piano sono abbastanza semplici e rappresentano quindi sicuramente un’ottima opportunità per tornare ad investire.
A una fiera di settore, “Lamiera”, ho recentemente assistito a un dibattito fra i maggiori produttori di acciaio italiani e i costruttori di impianti, sulla necessità del “sistema Italia” di recuperare competitività a seguito del differenziale di prezzo su cui possono contare produttori locali esteri. Per colmare questo gap, è chiaramente emerso dal pannel come occorra puntare su due leve: la digitalizzazione degli impianti e il fattore umano. La digitalizzazione, cioè, passa attraverso l’innovazione portata avanti dalle persone; in sostanza immaginare per progredire.



Qual è il ruolo della robotica nel percorso verso lo smart manufacturing?

La robotica rappresenta un vero pilastro del concetto di smart manufacturing, insieme alla manifattura additiva, IOT e big data, analytics, realtà aumentata e cloud manufacturing. Non a caso oggi la “robot density” di un Paese è sinonimo del livello di diffusione dello smart manufacturing.
La robotica è nata nel 1974, quando i primi robot di saldatura sono stati adottati dall’Automotive. Successivamente ha “conquistato” altri settori, per esempio il Food&Beverage e il Packaging e oggi, grazie al boom dell’elettronica di consumo, anche questo comparto. La sfida attuale è ampliare ulteriormente il campo e portare anche al di fuori degli ambiti tradizionali i grandi vantaggi della produzione robotizzata che sono produttività, qualità, sicurezza, flessibilità, tracciabilità e sostenibilità. Attraverso nuove soluzioni come la robotica collaborativa oggi è possibile sperimentare, come abbiamo visto nel caso Camozzi. La fantastica interazione in produzione fra un robot ABB e un operatore era semplicemente impensabile solo pochi anni fa. E la robotica è pronta ad aprire gli spazi dell’immaginazione per introdurre innovazione dove non si era mai pensato. Oggi siamo in una fase di evoluzione tecnologica nella quale la robotica sperimenta tutti i giorni: iniziamo a vedere YuMi nell’assemblaggio di servovalvole, oppure di occhiali, ma anche nel farmaceutico, nel mondo della cosmesi.
In più, riprendendo il tema della manifattura italiana, la robotica può essere una delle grandi leve del processo di “reshoring” in corso. Può cioè contrastare l’emigrazione di sistemi produttivi dal nostro Paese e, al contrario, incentivarne il ritorno grazie al recupero di produttività a costi limitati.

E tutto ciò, che effetto avrà sulle persone all’interno delle fabbriche del futuro?

La digitalizzazione non deve assolutamente far pensare a una perdita di importanza del ruolo delle persone, che anzi crescerà nel processo decisionale. Certo, cambieranno le modalità del lavoro e i profili professionali. Pensiamo al recente passato: l’introduzione della robotica nella saldatura ha sicuramente ridotto il numero delle persone impiegate nella singola fase produttiva. Tuttavia, proprio l’industria manifatturiera tedesca in cui la robotica è stata più ampiamente introdotta oggi assorbe il maggior numero di dipendenti nel settore automobilistico in Europa.
Quello che sicuramente cambierà grazie alla rivoluzione digitale sarà il mix delle competenze. Si avrà meno operatività di produzione e assemblaggio e saranno richieste competenze evolute, che già oggi il mercato fatica a trovare: profili IT, analisti, specialisti di automazione, persone in grado non soltanto di eseguire ma anche di immaginare e sviluppare le soluzioni digitali e di veicolarle in maniera efficace nei sistemi produttivi. Queste persone vanno preparate oggi perché il futuro è già arrivato.


mondoABB

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